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Nel mondo si muore ancora di malaria: 429 mila vittime nel 2016

Di Angelo Ferrari

 

In Africa si muore, ancora, di malaria. Per accendere i riflettori su questa malattia endemica, l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha celebrato il 25 aprile il “World Malaria Day”. Solo nel 2016 questa malattia ha fatto registrare, in tutto il mondo, 212 milioni di casi, con 429mila morti. L’Africa rimane il continente più colpito, con il 90% dei casi e il 92% delle morti. Qui ancora oggi gran parte della popolazione continua a soffrire, in maniera sproporzionata rispetto agli altri continenti, di morti premature e di disabilità evitabili, causate da una malattia che colpisce soprattutto le persone povere. Più a rischio di tutti le donne in attesa e i bambini che vivono in condizioni svantaggiate, con difficoltà di accesso e utilizzo dei servizi di prevenzione e cura.

«I bambini sono i più esposti al contagio – spiega Giampietro Pellizzer, infettivologo di Medici con l’Africa Cuamm – perché non hanno ancora sviluppato alcuna immunità. I due terzi delle morti per malaria riguardano proprio i bambini sotto i 5 anni: nel 2015 sono stati 303mila i bambini morti di malaria nell’Africa sub-sahariana. Ma qualche buona notizia c’è: la prevenzione e le misure di controllo hanno ridotto la malaria dal 2010 ad oggi del 29% complessivamente e del 35% tra i bambini sotto i cinque anni. E in tutti gli ospedali in cui Medici con l’Africa Cuamm lavora, la cura dei pazienti affetti da malaria è una priorità».

 

Nel 2016, infatti, le persone messe in trattamento per malaria da Medici con l’Africa Cuamm sono state 206.850, in Angola, Etiopia, Mozambico, Tanzania, Uganda, Sierra Leone e Sud Sudan. E proprio in questi giorni è stata aperta in Mozambico la nuova area di intervento, con un progetto partito nella provincia di Cabo Delgado, nel nord del Paese.

«In questa provincia – spiega Piera Fogliati, medico esperto in sanità pubblica, a capo del progetto – la malaria ha un’incidenza del 25% ed è una delle maggiori cause di malattia. Basti pensare che oltre il 50% delle visite ambulatoriali pediatriche sono per sospetta malaria. Esistono metodi efficaci di controllo della malaria, sia a livello comunitario, sia a livello di strutture sanitarie, anche molto semplici. Ad esempio la prevenzione del contagio attraverso l’uso di zanzariere trattate con insetticida e la terapia precoce dei casi confermati. Con il nostro progetto interverremo in due distretti della provincia, Balama e Montepuez, per raggiungere circa 170.000 abitanti. Faremo attività di sensibilizzazione: messaggi radio, spettacoli teatrali, coinvolgimento di leader locali ed attività porta a porta, oltre che occuparci della formazione del personale sanitario. La nostra grande sfida sarà quella di poter creare un circolo virtuoso, per ottenere migliore qualità dei servizi sanitari e maggiore richiesta di cure da parte della popolazione».

Anche nell’intervento nei distretti di Montepuez e Balama, dove nel 2015 sono stati registrati 75.000 casi di malaria – i numeri più alti della provincia – un’attenzione particolare sarà rivolta alla tutela delle mamme e dei bambini, in linea con l’approccio generale del Cuamm, attento alle fasce più deboli della popolazione. Delle 170.000 persone che si punta a raggiungere con le attività, 34.000 saranno future mamme e bambini al di sotto dei 5 anni.

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